Il torchio di Ines
Il torchio di Ines
La grafica della Galleria Argentario:
Cappelletti, Colorio, Fedrizzi, Mazzonelli, Roma, Schmid, Senesi
In collaborazione con il MART Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
Il restauro, il rimontaggio e la conseguente collocazione del torchio litografico di Ines Fedrizzi presso lo "Spazio del Libro" della Biblioteca civica "Girolamo Tartarotti" di Rovereto ci regala l'occasione per ricordare la figura della grande artista e gallerista trentina nel novantesimo della nascita.
L'anniversario cade proprio sabato 7 novembre: cade sotto il segno dello scorpione.
Il torchio a stella ha seguito Ines e il marito Gualtiero Giovannoni di casa in casa, di studio in studio fin dalla metà degli anni Sessanta del Novecento. Così come l'hanno seguita con amore e fedeltà i suoi mastini napoletani. Da via Vannetti (allora magazzino dell'Argentario) alla casa delle catene sopra la Galleria in via Roma, da Bosentino fino a Cognola a Palazzo Travaglia, la dimora-castello, il museo-studio dove l'artista ha creato meraviglie negli ultimi anni della sua vita.
Il torchio di Ines era il torchio di Ines: solo pochissimi artisti dell'Argentario hanno potuto mettervi le mani per sperimentazioni grafiche.
Di questo monumento, che troneggiava al terzo piano tra librerie ed archivi, tra bambole fuori dal tempo e murine scintillanti, tra barattoli di colori ad olio ed acrilici, tubetti schiacciati, tra tavolozze, pennelli, spatole e tra i suoi "mandala" ammaglianti, era gelosa come di un gioiello di famiglia.
Alla fine degli anni 90 Ines lo cedette - assieme ad un centinaio di pietre, in parte dipinte - al Mart, all'amica Gabriella Belli. Non lo avrebbe dato a nessun altro. Lo voleva in un posto sicuro, di prestigio.
Il torchio ha una storia antica. È della metà dell'Ottocento. Arriva a Trento da Venezia, proprio negli anni in cui Ines saldava i suoi rapporti con la Galleria del Cavallino e lanciava in Trentino con passione l'arte moderna e contemporanea sia italiana sia europea, l'arte astratta e le provocazioni delle nuove avanguardie. Qui, la tecnica litografica era poco usata. Sul mercato tutt'al più si trovavano opere xilografiche ed acqueforti. Il torchio fu regalato a Ines da Paolo Cardazzo del Cavallino. Era il torchio del grande Filippo De Pisis. Poco prima della guerra Carlo Cardazzo (il papà di Paolo) aveva comperato tutto lo studio veneziano dell'artista, dai muri ai pennelli, alle opere, e questo torchio a stella con 100 pietre litografiche al seguito. Una pietra era stata dipinta perfino da Campigli! E comunque il torchio lo usavano regolarmente i pittori del Cavallino, da Guidi a Scanavino, a Saetti, Viviani, Remo Bianco. Alluvionato a Venezia in una delle frequenti e inarrestabili invasioni del mare, fu smontato, restaurato e rimontato da Gualtiero a Trento.
Ad accompagnare il torchio, nello Spazio del Libro della Biblioteca civica di Rovereto (che è un piccolo ma prezioso Museo della Stampa), sono impaginate tutta una serie di rare litografie uscite dalla Galleria Argentario - e in parte da questo torchio - negli anni tra il 1964 e il 1983, ed alcune opere grafiche dei pittori vicini a Ines: la serie rarissima delle tre cartelle del 1964 di Gina Roma, Aldo Schmid e Bruno Colorio (sette opere per ogni cartella presentate da Silvio Branzi); la cartella del 1983 "Punto, linea e " con opere di Mauro Cappelletti, Ines Fedrizzi e Diego Mazzonelli (presentata da Bruno Passamani); opere singole di Ines, Luigi Senesi e ancora Cappelletti e Mazzonelli. Ed in più alcune pietre ancora dipinte. Pietre che durano una vita e pesano un'eternità così come lo splendido modello della tecnica con il quale hanno dialogato.
Alla inaugurazione, sabato 7 novembre alle ore 18,00, parleranno di Ines artista e gallerista e del suo torchio, della grafica d'arte, della tecnica litografica, degli artisti della Galleria Argentario: Gianmario Baldi, Danilo Curti, Diego Mazzonelli e Mauro Cappelletti.
organizzazione: Biblioteca Civica Rovereto