L'Assiette au Beurre (1901-1912). Una rivista all'assalto della Belle Epoque

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a cura di Duccio Dogheria

“La più importante rivista di satira politica mai apparsa […] un capolavoro, in cui centinaia di caratteristi si scatenarono in una satira politica che non ha precedenti e che sarà molto imitata anche all’estero e che purtroppo è diventata rara a trovarsi, motivo per il quale prima o poi bisognerà affrontare l’onerosissima impresa di una grande ristampa”.
(Gabriele Mazzotta, in Seduzione e miserie del potere, 2003)

Tra le riviste francesi della Belle Epoque –Le rire, La revue blanche, Gil Blas e molte altre- un posto di primo piano spetta indubbiamente a L’Assiette au Beurre, la più feroce, irriverente e censurata delle riviste illustrate del periodo. Pubblicato dall’editore parigino Schwarz, L’Assiette au Beurre trattava settimanalmente uno specifico tema, affidato, di volta in volta e per la quasi totalità dei numeri, ad un singolo illustratore. L’inusitato progetto grafico prevedeva una narrazione quasi esclusivamente per immagini; le poche, epigrammatiche righe di testo accompagnavano l’illustrazione in un rapporto dunque rovesciato rispetto alla norma rappresentata dalle altre riviste, in cui l’immagine era subordinata quasi sempre alla scrittura. Secondo fattore di unicità de L’Assiette au Beurre è poi la verve satirica, irriverente, perfino anarchica che la contraddistingue. Nella generale frivolezza che segna la Belle Epoque, L’Assiette au Beurre fu una voce fuori dal coro, ass
olutamente caustica nei confronti della borghesia, della classe politica e militare, delle gerarchie ecclesiastiche, dei monopoli economici, dei piccoli e grandi monarchi.
Alcuni numeri incuriosiscono per il lasso temporale che ci separa dalle situazioni rappresentate, come l’eterna rivalità fra Francia e Germania; altri, invece, anche se letti un secolo dopo la loro pubblicazione, si dimostrano straordinariamente attuali; è questo il caso dello speciale fuori serie dedicato alle frodi alimentari, nello specifico ai “Falsificatori del latte”. E’ chiaro che simili prese di posizione gravarono non poco sulle sorti della rivista, più e più volte oggetto di censura, processi, condanne.
Ma chi erano gli illustratori che settimanalmente mettevano in moto questo assalto grafico? Alcuni, come Jossot, Camara, Grandjouan, Delannoy, Hermann Paul sono conosciuti più che altro agli amanti dell’illustrazione, e i loro disegni li ritroviamo sia in riviste di fine Ottocento (come Le rire), sia nelle più importanti riviste uscite nel corso della prima Guerra Mondiale (come La Baionnette). Altri, più noti, sono i grandi cartellonisti del tempo: da Steinlein a Roubille, dal nostro insuperato Cappiello a Guillaume, premiato nel 1900 all’Esposizione Internazionale di Parigi, il quale, non resistendo al fascino del grande formato, realizza un numero ambientato nel futuro, dalle cui pagine, piegate più e più volte, si ottengono manifestini di circa un metro di larghezza (A nous l’éspace!, 1901). Gli illustratori più importanti sono però dei pittori, che con l’illustrazione hanno mosso i primi, importantissimi passi. E’ questo il caso del futurista Ardengo Soffici, dei cubisti
Jaques Villon e Juan Gris, del preraffaellita Walter Crane, di František Kupka, di Kees Van Dongen e soprattutto di Felix Vallotton, che illustra per L’assiette au beurre il numero più raro e ricercato della rivista, realizzato in tavole litografiche stampate solo al verso per permettere una loro presentazione in singoli fogli da incorniciare. Tutti nomi che non hanno bisogno di presentazione, e che è sem
pre un piacere poter incontrare, specie in queste vesti così poco conosciute.