La Fontana del Nettuno. Salute e decoro della città
Cura della mostra e catalogo Roberto Pancheri
Progetto di allestimento: Arch. Augusta Conta - Servizio Edilizia Pubblica
Progetto luci Mariano Detassis
Cartone animato di Andrea Foches
Spezzoni tratti dal film "Adamà danzando nella luce" di Lia Giovanazzi e Alberto Beltrami e video di Trentino Servizi s.p.a.
Coordinamento generale e Net.Thun, la rete degli eventi: Servizio Cultura del Comune di Trento
Foto Giulio Malfer, Elena Munerati, Gianni Zotta
Grafica Giancarlo Stefanati
Stampa Tipografia TEMI Trento
Che cosa ci fa una statua colossale di Nettuno nel cuore di una città alpina? Perché ne è il simbolo? Chi decise di erigere la fontana che la ospita? In quale epoca? Chi la progettò e a che scopo? Chi si fece carico dei successivi interventi di restauro? Perché esistono due versioni della statua, una in pietra e l'altra in bronzo? Che cosa c'entra in tutto questo la città di Wuppertal?
A tutte queste domande e ad altre ancora risponde la mostra dedicata a uno dei simboli di Trento, la "magnifica fontana" eretta nel 1767-68 in piazza del Duomo per "salute e decoro" della città. Si tratta del più importante e rappresentativo monumento eretto a Trento nel corso del Settecento, un secolo che assiste al declino del Principato Vescovile ma anche alla grande fioritura culturale dell'Illuminismo. E' significativo che la grande impresa sia stata promossa dal Magistrato consolare, l'organo di autogoverno della città: anche per questa ragione la scelta cadde su un simbolo laico, in cui tutti i cittadini potessero riconoscersi.
Nello spirito dei Lumi, le arti figurative vennero chiamate a coronare un'ambiziosa opera d'ingegneria idraulica, tesa a rifornire di nuova acqua potabile il centro città. L'opera fu inizialmente accolta con diffidenza perché giudicata "dispendiosissima" e tesa unicamente a celebrare le famiglie patrizie che reggevano la piccola capitale del Principato. In seguito però seppe conquistarsi il favore incondizionato dei trentini, che videro nel Nettuno una gloria civica e un simbolo condiviso. La fontana fu inoltre ammirata da illustri visitatori stranieri come il poeta Heinrich Heine, che la descrisse in una celebre pagina. Numerosi furono gli artisti che la immortalarono in opere pittoriche e grafiche, fino all'avvento della fotografia e delle cartoline illustrate, che ne diffusero l'immagine in tutto il mondo. Più recente è la fortuna della fontana come logo di enti e associazioni, nella cartellonistica pubblicitaria e nella filatelia. Singolare è il caso della città tedesca di Wuppertal, dove nel 1901 si decise di erigere una fontana del Nettuno sul modello di quella di Trento.
Il percorso di visita prende avvio in piazza Duomo, dalla fontana stessa che mostra il suo volto sempre mutevole a seconda del punto di vista e delle condizioni di luce: l'invito è ad osservarla con occhio meno distratto, allo scopo di percepirne al meglio la complessità architettonica, iconografica e materica. Sul fusto della fontana è inciso il nome dell'architetto che la ideò, Francesco Antonio Giongo da Lavarone, unitamente alla scritta SPQT (Senatus Popolusque Tridenti) che sottolinea la committenza civica dell'opera, e alla data "1768", che indica il completamento dei lavori. Per sopraggiunti problemi idraulici, l'acqua cominciò a sgorgare solo nell'estate dell'anno successivo.
A pochi passi dalla fontana si trovano, incastonati nella parete del Duomo, due rilievi antichi a candelabra raffiguranti creature marine armate di tridente: riutilizzati nel cantiere medievale della cattedrale, alimentarono la leggenda dell'esistenza di un tempio dedicato a Nettuno nella romana Tridentum.
L'itinerario prosegue in via Belenzani, l'antica Contrada Larga. Nel cortile di palazzo Thun, sede del Municipio, si può ammirare da vicino la statua originale di Nettuno, opera dello scultore comasco Stefano Salterio: venne qui collocata nel 1940, quando si decise di porre sula fontana una copia in bronzo. Quest'ultima, modellata sull'originale dallo scultore Davide Rigatti, dovette tuttavia attendere la fine della seconda guerra mondiale per poter dominare dall'alto la piazza del Duomo.
La mostra a palazzo Geremia costituisce il momento dell'approfondimento, grazie all'esposizione di importanti opere d'arte connesse alla fontana accanto a documenti d'archivio, fotografie storiche e altri materiali provenienti da collezioni pubbliche e private. Nell'andito al pianterreno sono esposte, tra giochi di luce, alcune opere di scultura che richiamano l'iconografia cinquecentesca del dio delle acque, la fase di progettazione della fontana settecentesca e i restauri intrapresi nel secolo successivo. Di particolare interesse tre bozzetti originali in terracotta, recentemente rintracciati in una collezione privata. Vengono inoltre esposti per la prima volta tutti i calchi in gesso realizzati dallo scultore trentino Andrea Malfatti tra il 1869 e il 1872, in occasione del primo radicale restauro della fontana. Contestualmente sono visibili i disegni di Ferdinando Bassi raffiguranti i tritoni originali della fontana, poi sostituiti da fedeli copie eseguite dallo stesso Malfatti.
Al piano superiore, nella cornice rinascimentale di Sala Falconetto, il visitatore è accompagnato attraverso un itinerario pittorico e fotografico che consente di ricostruire passo dopo passo la storia della fontana nel contesto monumentale della piazza del Duomo. Dipinti, acquerelli, disegni e incisioni raffiguranti la fontana tra il 1830 e il 1990, selezionati sulla base della loro qualità formale, evocano oltre due secoli di storia cittadina, di cui Nettuno è stato tacito testimone. Nelle sale adiacenti, l'esposizione di documenti, testi poetici, spartiti musicali, libri, cartoline, materiali filatelici e altre curiosità attestano il costante amore dimostrato dalla città alla "sua" fontana. La mostra si conclude con un'ampia sezione fotografica, dalle prime testimonianze al collodio umido all'interpretazione artistica dei grandi fotografi storici, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici della Provincia Autonoma di Trento.
In particolare per i ragazzi è in visione il cartone animato di Andrea Foches (Cd allegato al catalogo), una divertente animazione che suggerisce di guardare alla Fontana del Nettuno come opera civile oltre che artistica. A sottolineare questo aspetto, l'inserimento di un episodio del film "Adamà danzando nella luce" di Lia Giovanazzi e Alberto Beltrami, ambientato in Eritrea, e un video sull'acqua della Trentino Servizi.
organizzazione: Comune di Trento Assessorato alla Cultura