WARS III: gli occhi sul mondo

Mostra
[ Museo Storico Italiano della Guerra]

La mostra espone gli scatti dei tre finalisti della terza edizione di WARS – War and Revolutionary Stories, il concorso fotografico internazionale promosso da Montura e nato da un’idea di Fabio Bucciarelli, noto fotoreporter – che ne è il direttore artistico – e di Raffaele Crocco, direttore responsabile dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo.

Il vincitore, a cui è stato assegnato il Premio Montura, è Siegfried Modola, fotoreporter e fotografo documentarista italo-britannico che in questi giorni si è aggiudicato anche il Visa pour l’image award, con un lavoro svolto in Myanmar, ripiombato nella guerra civile da quando le forze armate hanno rimosso il governo eletto democraticamente nel febbraio 2021.

Di rilievo anche i lavori degli altri due finalisti: il primo è Federico Rios, anche lui premiato ieri al Visa pour l’image, con un fotoreportage dal Darien Gap, diventato una delle rotte migratorie più importanti del mondo con migliaia di persone provenienti da decine di paesi che attraversano il tratto di giungla che collega Colombia e Panama, dirigendosi a nord per raggiungere gli Stati Uniti.

Il secondo finalista è Santi Palacios con il suo lavoro dalla città di Bucha, a nord-ovest di Kiev, che passerà alla storia come uno dei momenti più significativi su cui furono perpetrate le atrocità durante l’invasione russa in Ucraina.

Gli scatti in mostra fanno parte di più ampi reportage che documentano le guerre e le emergenze umanitarie che ne conseguono, senza fermarsi al racconto delle vicende ma indagandone le cause e le ragioni.

Il tema di questa edizione del premio era la fotografia come strumento fondamentale di informazione, per raccontare quello che non va nel mondo, in termini di mancanza di diritti, di disuguaglianze, di guerre.

La fotografia è un essenziale elemento di raccordo fra cronaca, attualità e storia: per questa ragione è nata la collaborazione tra Atlante delle Guerre e il Museo della Guerra di Rovereto che ospita la mostra.

Ad unire queste due realtà, c’è la volontà comune di raccontare i conflitti come elemento drammatico di continuità nella storia umana.

A valutare i lavori è stata chiamata una giuria di altissimo livello composta da Maral Deghati, Philip Blenkinsop e Rodrigo Abd.

La mostra, che viene allestita a Rovereto in prima nazionale, è stata realizzata anche grazie al supporto dell’organizzazione umanitaria Intersos e di  Unimondo .