Rischio Jugoslavia? Cosa accade in Ucraina?

Convegno

Il Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale organizza a Trento, mercoledì 5 febbraio, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55), l'incontro-dibattito Rischio Jugoslavia? Cosa accade in Ucraina?. Intervengono Francesca Fici (Università di Firenze), Fernando Orlandi (CSSEO) e Lesya Vozna (Associazione degli ucraini "Rasom"). Introduce Massimo Libardi.

La scorsa settimana la ballerina Aleksandra Potyannikova ha danzato in parco di Mosca, in tutù, ad una temperatura di meno 20 gradi, ammanettata. La protesta contro le leggi repressive del governo di Vladimir Putin era stata organizzata da Amnesty International. Leggi che poco tempo fa erano state duplicate in Ucraina e che hanno scatenato una forte mobilitazione popolare contro i governanti di Kiev.
Dopo il fallimento della "Rivoluzione arancione", cosa sta accadendo a Kiev? Da tempo una piazza nel cuore della capitale ucraina è il cuore delle proteste antigovernative ed europeiste.
Alla Conferenza sulla sicurezza organizzata a Monaco di Baviera, sull'Ucraina si è assistito allo scontro tra Mosca e gli USA e l'UE, con toni che evocavano quelli della Guerra fredda. "Che cosa c'entra questa impennata della violenza in Ucraina con la democrazia?", ha sostenuto Sergei Lavrov, Ministro degli esteri della Federazione Russa, aggiungendo: "perché importanti leader europei stanno incoraggiando, stanno incitando chi invade i palazzi del governo, chi brucia, devasta, attacca la polizia, lancia slogan nazisti e antisemiti?".
John Kerry, Segretario di stato dell'Amministrazione Obama, ha pronunciato un discorso appassionato e argomentato. Non parla solo di Ucraina, ma l'Ucraina diventa il simbolo concreto di un messaggio che per l'Europa è centrale: "Noi non ce ne siamo andati e non ce ne andremo dall'Europa e dal mondo". Sull'Ucraina sostiene: "Chi protesta in Ucraina chiede che il futuro di quel paese non sia legato soltanto a un paese [la Russia di Putin, ndr] e soprattutto che non sia un futuro imposto. Oggi in Europa non c'è un luogo come l'Ucraina in cui la battaglia per la democrazia è più chiara: gli Stati Uniti e l'Europa sono schierati col popolo dell'Ucraina in questa battaglia". Aggiunge Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo: "L'offerta della UE all'Ucraina rimarrà in piedi, il destino di quel paese è con la UE, il tempo è dalla nostra parte".
Lavrov è stato duro: la crisi ucraina "pone interrogativi fondamentali" circa i rapporti tra la Russia e l'UE, rispetto ai quali "si impone una scelta". Per Kerry, invece, la Russia e altri stati "non debbono vedere nell'integrazione in Europa dei loro vicini un gioco a somma zero", in cui i vantaggi degli altri equivalgono necessariamente a un proprio svantaggio.
Sempre a Monaco, a margine della Conferenza sulla sicurezza, l'ex pugile Vitaly Klitschko, uno dei leader dell'opposizione di Kiev, ha lanciato l'allarme: "L'Ucraina è sull'orlo della guerra civile".

In effetti, in Ucraina non c'è solo questo rischio, perché la crisi politica si combina con una altrettanto grave crisi economica e finanziaria. Non a caso a Monaco l'opposizione ucraina ha chiesto esplicitamente fondi alla UE, perché fra qualche mese (nella migliore delle ipotesi a giugno) lo stato non sarà più in grado di pagare stipendi e pensioni.
Gli Usa e l'Ue stanno lavorando ad un pacchetto di aiuti di breve termine, ha riferito Catherine Ashton, a capo della diplomazia europea. E l'opposizione chiede un intervento diretto della comunità internazionale per trovare una mediazione.
Oggi rientra in ufficio il presidente Viktor Yanukovich dopo alcuni giorni di dichiarata malattia, una assenza che aveva fatto temere l'introduzione dello stato di emergenza. La situazione a Kiev resta fluida quanto particolarmente delicata.
Le immagini che vediamo della piazza di Kiev a volte sono inquietanti. Ci aiuta a capirle la lettera che il poeta e scrittore Yuri Andrukhovyc ha indirizzato all'Europa e soprattutto ai giornalisti e ai corrispondenti esteri che si trovano a Kiev (il testo è stato pubblicato da La Stampa). Ha scritto Andrukhovyc: "Oggi, i mass media a proposito di Kiev mostrano manifestanti con caschi, maschere sul volto, a volte con bastoni di legno fra le mani. Non crediate che si tratti di ‘estremisti', di ‘provocatori' o di ‘radicali d'estrema destra'I miei amici ed io siamo adesso vestiti allo stesso modo, o quasi, quando andiamo a manifestare. Da questo punto di vista, gli estremisti sono mia moglie, mia figlia, i miei amici ed io. Non abbiamo altra scelta: difendiamo la nostra vita e la nostra incolumità e quella dei nostri cari. Siamo attaccati da militari dei corpi speciali della polizia, i nostri amici sono uccisi dai loro cecchini. Il numero dei manifestanti uccisi nel solo quartiere governativo ha raggiunto, secondo fonti diverse, da 5 a 7 persone. Il numero dei manifestanti scomparsi nella sola Kiev è arrivato a varie decine di persone...".

Di quanto accade in Ucraina se ne discute a Trento mercoledì 5 febbraio, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). L'incontro-dibattitoè organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale. Intervengono Francesca Fici (Università di Firenze) Fernando Orlandi (CSSEO) e Lesya Vosna (Associazione degli Ucraini "Rasom"). Introduce Massimo Libardi.
Francesca Fici ha da poco pubblicato A un passo dall'Europa. Viaggi e scoperte nell'Ucraina del 2000.


organizzazione: Centro Studi sulla Storia dell'Europa Orientale

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