The quiet american
Usa/Germania, 2002
Genere: Thriller
Durata: 95'
Regia: Phillip Noyce
Cast: Michael Caine, Brendan Fraser, Do Thi Hai Yen
Dal romanzo omonimo di Graham Greene.
Un giovane cooperante americano Alden Pyle arriva a Saigon nell'autunno del 1952, al culmine della lotta per l'indipendenza dalla Francia. Il giovane Pyle è un idealista e finisce per far amicizia con il corrispondente del Times di Londra, Thomas Fowler e per innamorarsi della sua giovane amante vietnamita, Phuong.
Biglietti e card in vendita presso:
Casse Rurali Trentine convenzionate in orario di sportello
Cassa del Teatro Auditorium lunedì-sabato dalle 10 alle 19
Cassa del Teatro Sociale lunedì-sabato dalle 16 alle 19
Teatro S. Marco da un'ora prima dell'inizio delle proiezioni
Prendi un testo denso, complesso e ambiguo come The Quiet American di Graham Greene (scrittore di genere, ma dotato di una finezza di scrittura e di una cultura onnivora e acuta in grado di travalicare in qualunque momento i ristretti ambiti della spy-story), i cui romanzi sembrano pensati apposta per essere trasposti sullo schermo; hai come punto di riferimento una vecchia trasposizione cinematografica (1957-58) di Joseph L. Mankiewicz, il regista più intellettuale della vecchia Hollywood, che forse non sarà perfetta (troppo farraginosa in alcuni punti la narrazione, non sufficientemente efficaci e questo è un peccato mortale per uno come Mankiewicz, che a queste cose, di solito, ci stava attento gli interpreti, un po fumosa lambientazione), ma comunque costituisce un pattern di tutto rispetto, almeno da un punto di vista strettamente calligrafico; hai alle spalle una produzione esecutiva firmata da due cineasti-produttori quali Sidney Pollack e Anthony Minghella (forse il regista più indicato a portare sullo schermo i romanzi di Greene, visto che Neil Jordan ha già dato, e bene, in tal senso), uomini di cinema colti e preparati, che conoscono a menadito il loro mestiere; mettiamoci anche la Miramax, che magari ti sforbicia (o consente ad altri di farlo) di più di mezzora il film nella versione europea (quella americana dura 118 minuti, quella da esportazione 95, ma se lhanno fatto con Scorsese figurati se si fanno degli scrupoli con te
), ma almeno ti garantisce mezzi e fondi in (sovr)abbondanza, più di quanti te ne servirebbero; non solo: hai Michael Caine, che in queste storie ci sguazza da quando era un imberbe giovanotto con gli occhiali dalla montatura troppo grande (chi si ricorda delle derive spy-pop molto so sixties di Ipcress o Billion Dollar Brain?); e non basta: hai anche un certo Christopher Doyle (Wong Kar-wai, naturalmente; ma anche Psycho di Gus Van Sant, e poi Barry Levinson, Stanley Kwan, lultimissimo Zhang Yimou) come cinematographer, che si fida di te a tal punto da bissare, a distanza di pochi mesi, lesperienza di Rabbit Proof Fence; insomma, hai tutto questo ben di Dio, e tu, dove tu sta per Phillip Noyce, che fai? Fai le cartoline. Lelegia agiografica di un momento storico mai così banalizzato, lantologia dellepos di seconda mano, condotta con le armi dellevidenza, in luogo del sottile non detto che sostanziava lopera di Greene (e non ci riferiamo al solo romanzo in questione).
Che brutto film, questo The Quiet American. E che grande delusione. Phillip Noyce non è mai stato un fulmine di guerra e non ha mai fatto film memorabili (cè chi parla bene di Rabbit Proof Fence: sarà
), ma il testo letterario da cui si è mosso meritava ben altra sorte. Purtroppo, invece, Noyce non riesce ad andare al di là della mera illustrazione fotografica, annacquando il discorso sullambiguità morale e sulla deriva della civiltà occidentale in un contesto ad essa alieno (ma che si voleva far rientrare a forza in ambiti più familiari), proprio del romanzo di Greene, in una serie di paesaggi (neanche troppo suggestivi in verità: avesse almeno avuto il coraggio di addentrarsi nei territori del puro kitsch, il film sarebbe risultato quantomeno simpatico) fumosi e decadenti, fra manierate esplosioni di violenza e corpi sudati e traslucidi da thriller esotico. Peccato, perché Michael Caine ha il fisico e lo sguardo giusti, e anche Brendan Fraser, con quellaria perennemente svagata, quasi assente, funziona a meraviglia. Ma il film non esiste, se non nel senso di un puro e semplice veicolo promozionale per degli attori che neanche ne hanno bisogno (e infatti Michael Caine è stato candidato allOscar).
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organizzazione: Centro Servizi Culturali Santa Chiara